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Il dramma degli esuli istriani
La fuga da Pola, avvenuta nel 1947, rappresenta un capitolo doloroso della storia italiana, segnato dall’esilio e dalla sofferenza. Gli esuli istriani e giuliano dalmati, come Coriolano Fagarazzi, hanno vissuto sulla propria pelle le atrocità della guerra e le conseguenze di un conflitto che ha stravolto le loro vite. Imbarcati sulla nave Toscana, questi profughi cercarono rifugio in Italia, lontano dalla violenza dei partigiani titini. La loro storia è una testimonianza di resilienza e di un’identità che, nonostante le avversità, continua a resistere nel tempo.
La memoria negata e il bisogno di riconoscimento
Fagarazzi, oggi presidente dell’associazione vicentina esuli, ha sottolineato l’importanza di non dimenticare. Durante la cerimonia del Giorno del Ricordo, ha affermato: “Basta odio e memoria negata”. Queste parole risuonano come un appello a riconoscere il dolore di chi ha subito l’ingiustizia dell’esilio. La memoria degli infoibati e degli esuli deve essere preservata, non solo per onorare le vittime, ma anche per educare le nuove generazioni su un passato che non deve essere dimenticato. Gli atti di vandalismo ai monumenti commemorativi sono un ulteriore sfregio a una memoria già fragile, un richiamo alla necessità di una riflessione profonda su ciò che significa essere italiani.
Il ruolo delle nuove generazioni
Il coinvolgimento dei giovani, come dimostrato dalla presenza degli studenti del liceo Pigafetta, è fondamentale per mantenere viva la memoria storica. Tuttavia, eventi recenti, come l’aggressione subita da uno studente durante un volantinaggio sulle foibe, evidenziano le tensioni ancora presenti nella società. È cruciale che le scuole diventino luoghi di dialogo e comprensione, dove si possa discutere apertamente delle ferite del passato e delle loro ripercussioni nel presente. Solo attraverso l’educazione e la consapevolezza si potrà costruire un futuro in cui il rispetto per la memoria altrui diventi un valore condiviso.